Biglietto di solo ritorno – 4 racconti. Di Massimiliano Montanaricop1

Da anni avevo dei racconti scritti che “marcivano” dentro all’hard disk. Così mi son detto, pubblichiamoli!

Sinossi

Quattro racconti legati fra loro da alcuni piccoli particolari. O forse è la stessa storia spezzata e vista da punti di vista differenti? Un avvenimento quasi insignificante, forse sognato, che ci spinge a chiederci cosa sarebbe successo se…
ANGELI –Il duro stile film noir, ed il pirata guascone, bene e male, angelo e demone, ma non in modo così definito.
IL VENDITORE DI SOGNI. Una indagine, una squallida storia di sostanze allucinogene, o è forse solo un ritorno all’infanzia.
IL GIORNO IN CUI SONO MORTO. Ecco cosa succede quando si legge Cicerone e ci si addormenta sul divano
LA SCATOLA BIANCA. E se tutte le nostre emozioni venissero chiuse dentro ad una scatola? E se questa scatola andasse smarrita?
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20-02-2014 (003)

IL VENDITORE DI SOGNI – incipit

Nel centro della città c’è un negozio che apre a mezzanotte in punto. Lo apre un signore basso, con la barba bianca e un cappellino in testa. Nel suo negozio non c’è niente che si possa acquistare. Ma c’è una grande sala, con un divano e brandine con materasso che occupano tutto lo spazio. Ma chi va in questo negozio? Quelli che non riescono a dormire. Si presentano al signore, gli dicono cosa fanno nella vita. Poi lui ci pensa su un po’, e regala un sogno. Allora i clienti vanno a sdraiarsi sul divano o su un materasso e si addormentano.

O almeno così dicono.

Suonai al campanello a pomeriggio inoltrato di una buia giornata invernale. Era chiuso, ma avevo avvertito che sarei passato per fargli delle domande.

Mi aprì quel signore, anche se era vestito con una certa eleganza vagamente decadente, aveva un aspetto buffo, barba scompigliata, capelli ricci e radi.

Mi fece accomodare ad un basso tavolino in legno in un angolo di quella strana sala piena di divani e poltrone di ogni foggia. Una folta moquette attutiva i nostri passi, luce bassa e pesanti tendaggi color vinaccia alle pareti davano alla stanza un atmosfera calda e rilassante.

Non parlavo e lo fissavo in silenzio, sembrava tranquillo.

-Dica buon uomo!- Disse forse spazientito dal mio sguardo indagatore, che a volte sa essere molto ma molto penetrante, modestamente parlando.

-Lei conosce quest’uomo?- E come per magia feci apparire una fotografia in bianco e nero dai bordi ingialliti.

La studiò con cura per alcuni istanti.

-Oh si, è stato qui solo pochi giorni fa!-

-E che cosa voleva?- Domandai, forse un po’ bruscamente.

L’ometto si alzò e passeggiò pensieroso per un po’, mentre io lo seguivo con la mia migliore espressione incoraggiante e amichevole.

-Io svolgo un lavoro particolare- Cominciò titubante –Come forse già saprà qui da me vengono persone che non riescono più a dormire, hanno finito i loro sogni insomma. Io ne fornisco loro di nuovi. Quel signore, un po’ timido e impacciato, arrivò che era uno straccio, poveruomo, aveva ormai provato di tutto, dai rimedi casalinghi, ai detti popolari, latte e miele, cognac, tisane, libri noiosi, intrugli, e Dio sa cos’altro. Aveva un colorito giallastro, profonde occhiaie, era stremato. Era grigio, quel particolare grigiore che scende addosso, appesantisce e toglie la voglia di vivere. Si accumula lentamente sulle persone nel corso degli anni. Per questo non riusciva a dormire!-

Mi disse queste ultime frasi fissandomi con quegli occhi stranamente lucidi e brillanti. Io ascoltavo mentre prendevo appunti e annuivo. Di tanto in tanto con la scusa di lisciarmi l’abito buttavo un’occhiata in giro per cogliere eventuali particolari che mi potevano essere sfuggiti.

 


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